BASTA CHIAVI! MILOT BIENNALE DI VENEZIA

BASTA CHIAVI! -Il grido di Milot alla Biennale di Venezia
articolo di Francesco Corsi

Basta Chiavi! Il grido di Milot alla Biennale di Venezia

Trenta chiavi posate su trenta piatti di terracotta. Viviamo l’epoca del digitale in cui non apriamo più le nostre auto con una chiave di metallo, ma con un telecomando o forse con un semplice gesto. Tutto diventa facile e immediato, automatico. Ancora in antichi palazzi si usano antiche chiavi in ferro battuto ed usarle ci richiama sensazioni ormai dimenticate, emozioni scomparse, come quella di aver aperto un portone, con un rassicurante “clack, clack”. Ho sempre amato le serrature. Mi davano un senso di protezione, un senso di tutela dai ladri e un pizzico di orgoglio nel poter aprire una qualcosa di mio o comunque in mio potere. Il gesto di affidare le chiavi ad un amico è un gesto di fiducia importante. Vedere nel mondo della chiave immateriale una serie di chiavi antiche, fa interrogare su qualcosa che non siamo più abituati a vedere. Così come non siamo più abituati a vedere gesti di grande e autentica fiducia tra persone sempre più diffidenti, in cui si sono persi i valori della stretta di mano. La chiave offerta su un piatto di terracotta, mi fa pensare che si debba tornare a quel mondo in cui si costruivano relazioni di fiducia. Ti offro le mie chiavi di accesso ai miei beni, alle mie proprietà. Ma queste chiavi sono storte. E qui sta il messaggio dell’opera d’arte che può essere vissuta da punti di vista anche opposti. Ti offro le chiavi della mia vita, colorate dei miei colori, sui piatti di casa mia, ma queste chiavi non funzionano, perché sono storte. E se non funzionano, non entri in casa mia. Non entri se non sei degno di fiducia. Ma, se sei degno di fiducia, se sei come un fratello, allora le porte le troverai già aperte. Sono chiavi che non servono per aprire nessuna porta, perché queste porte sono già aperte. Ma, attenzione, se non sei degno di fiducia, non aprirai mai quelle porte. Non ci sarà chiave digitale o meccanismo tecnologico per aprire quelle porte delle nostre menti che resistono ad un mondo che vuole livellare tutto e cancellare le tradizioni con uno strapotere tecnologico. I nostri antichi portoni resistono. Non entrerete se noi non lo vorremo. Basta chiavi! Il messaggio che mi arriva è di difendersi dal fenomeno delle “chiavi di accesso”, dove tutto è una password, dove tutto deve essere criptato, perché dobbiamo costantemente difenderci dal furto dell’identità, del denaro, delle idee. Basta chiavi! Se tutti siamo umili e non pensiamo di avere la “chiave della conoscenza” perché possediamo il sapere. Basta chiavi! Se nel mondo la fiducia e l’amore diventano la chiave della sopravvivenza planetaria. Allora, le chiavi di Milot sono le chiavi inutili, ma utili a far capire che la bellezza, l’amore, sono gli ingredienti “inutili” della sopravvivenza umana. Francesco Corsi (Omega) 

 

Biografia di Alfred Mirashi MILOT

Dopo i successi di pubblico e critica tributatigli alla VI Biennale d’arte di Beijing, presso il museo nazionale della Capitale, ed essere stato protagonista – dal 10 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026 al Guangdong Museum of Art di Guangzhou – della mostra Rifrazione della Luce – Yan Laichao & Milot, organizzata dal GDMOA e curata da Ji Shaofeng, è ora presente alla LXI esposizione internazionale di arte di Venezia.

Artista contemporaneo di respiro internazionale, nasce nel 1969 a Milot, una frazione del comune di Kurbin, nel Nord dell’Albania, terra “arida e secca” straziata dalla violenza inflitta dall’uomo contro l’altro uomo a causa dell’ideologia umana, diventata oggi terra di speranza anche grazie anche all’impegno umano e artistico del Nostro che risiede e lavora, oggi, a Firenze, ma che non ha mai dimenticato la sua città natale. Dopo aver frequentato il Liceo artistico a Durazzo, arriva in Italia nel 1991 con il primo esodo del 6 marzo, causato dal collasso del regime comunista in Albania. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove lui stesso, in una intervista, dichiara di aver vissuto gli anni più belli e vivaci dal punto di vista artistico, e si laurea in pittura nel 1999; ottiene una borsa di studio per l’University of Art & Design di Loughborough in Inghilterra e poi viaggia alla volta del Nuovo continente, trattenendosi a New York per qualche tempo. Rientrato in Italia si stabilisce prima a Napoli e poi a Firenze dove ancora oggi vive e lavora.

La sua arte suscita vivo interesse e mette in luce la personalità dell’artista “per certi versi vulcanico, impetuoso, ma per altri docile e sensibile. Milot vive il travaglio del sacrificio che si porta dentro, della fatica di chi ha dovuto piegarsi per aprirsi al mondo, ma nello stesso tempo gode il piacere della sua arte. Un’arte che è espressione e testimonianza di un cammino, del suo cammino, e che si manifesta nella tematica della chiave”.

Dal 2000 le sue opere ‘viaggiano’ e vengono esposte in collettive e personali in moltissime città italiane e straniere; prima ad Otranto al Castello aragonese, poi a Milano al Museo Permanente, a Napoli al Museo del Maschio Angioino, al Palazzo Reale di Torino, è a Venezia per la rassegna “Open 14”, esposizione internazionale di scultura ed installazione a cura di Paolo De Grandis, alla galleria Tornabuoni di Firenze, e in Turchia, in Cina e ovunque il messaggio delle sue Chiavi sia in grado di aprire porte e unire popoli nel segno, sia pittorico che scultoreo, di un rapporto di umanità e fratellanza. Le mostre a cui partecipa e i rispettivi cataloghi sono curati da noti storici e critici dell’arte contemporanea, da Francesco Poli ed Eduardo Cicelyn a Paolo Thea, da Philippe Daverio a Jean Blanchaert, da Anselmo Villata a James Genovese e Charlotte Stein, da Massimo Guastella ad Alberto Ghinzani, per citarne solo alcuni.

Premi e onorificenze si susseguono costantemente, nel 2010 Vince il “Premio alle Eccellenze” alla rassegna Napoli Cultural Classic. Durante le Olimpiadi del 2012 gli viene conferita la medaglia d’oro in pittura al Barbican Center Museum di Londra. Nello stesso anno è invitato a partecipare alla VI edizione della Biennale d'Arte Internazionale di Beijing al Museo Nazionale di Pechino. Nel 2015 vince il primo premio al Museo Water Cube Beijing. Nel 2016 è nominato Visiting Professor dall’Università di Arte e Design di Shandong in Cina e, nello stesso anno, cura la sezione internazionale della VI Biennale della Fotografia di Jinan in Cina, mentre a Roma, vince il primo premio alla rassegna “Eccellenze dell’arte contemporanea” a cura di Francesco Gallo Mazzeo. L’anno successivo cura la personale del fotografo internazionale Zeng Yi al Museo Nazionale di Tirana e nel 2020 viene nominato Direttore del DODO Art Museum di Pechino. Per tutto il primo quarto del Novecento espone dipinti e sculture in Italia e all’estero senza soluzione di continuità. A rendere ancora più efficace la sua arte sono le famose Chiavi di dimensioni monumentali, divenute un emblema, che vengono commissionate in tutto il mondo e sono realizzate e apprezzate nei più importanti spazi pubblici.

Tra le opere pubbliche permanenti ricordiamo, nel 2017, l’installazione in acciaio corten a Cervinara, in provincia di Avellino, “una gigantesca chiave a forma di U alta 20 metri e pesante 40 quintali, che campeggia all’ingresso della cittadina irpina” come egli stesso racconta, e Chiave Rossa, in acciaio verniciato di rosso a Lizzanello, in provincia di Lecce; seguono la travagliatissima Chiave di Montevergine in acciaio corten, la Key of Today, esposta a Napoli, in Piazza Municipio nel 2023 e due anni dopo e 60 giorni di progettazione, 7 mesi di lavoro con oltre 30 operai, Albanian Key, diviene una ‘magnifica’ chiave di quasi 200 quintali in Acciaio corten che campeggia a Scutari, in Albania.

Grazie alla partecipazione a queste importantissime esperienze lavorative che lo vedono protagonista in numerose rassegne europee, e fuori dal Vecchio continente, l’artista Italo-Albanese Alfred Milot Mirashi incontra il favore della critica e dei collezionisti di altissimo livello e si caratterizza per una duttilità artistica che affascina e desta grande interesse nel mondo dell’arte.

61° Esposizione Internazionale Art – La Biennale di Venezia Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale

Al centro con Milot la Contessa Chiara Modica Donà dalle Rose, a destra il Principe e Duca di Castro Carlo di Borbone con il critico d'arte e Direttore di ARTinGENIO MUSEUM Francesco Corsi Omega, a sinistra gli artisti Du Jianqi , Wenyu Du

Milot , con la Contessa e artista Chiara Modica Donà dalle Rose, a sinistra Ji Shaofeng direttore del Museo di Wuhan e Du Jianqi e Wenyu Du

Milot con Ledia MIRAKAJ , Responsabile della cultura della Ambasciata Albanese a Roma e Joan Pedro il curatore del padiglione di Guinea Equatoriale

da destra Milot con Massimo Mattioli Direttore della rivista ARTSLIFE,  Ji Shaofeng direttore del Museo di Wuhan e gli artisti Du Jianqi e Wenyu Du

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